Be sure to wear some flowers in your hair

Giusto un paio di brevi considerazioni sparse, che fra due ore esco di casa col valigiòn e so, matematicamente so, che riuscirò a ricordarmi di qualcosa di fondamentale soltanto all’ultimo minuto che mi farà saltare le coronarie come tappi di champagne per festeggiare la pirlaggine che si conferma vincitrice.

Tre anni fa, il primo agosto, chiudevo in via ufficiale Librarsi. Sembra passata un’eternità, con un milione di cose in mezzo. La mia vita è molto meglio di quello che era allora, anche se ci sono stata alcune perdite consistenti, e di sicuro non è lo sfacelo che mi prospettavo allora: diciamo che stare ferma ai semafori a lavare i vetri non mi sembrava una roba così impossibile da realizzarsi, ecco. Questo dimostra non solo che ho uno spiccato senso per il dramma e che dovrei scrivere romanzi à la Carolina Invernizio, ma anche che poi, a volte, la vita ti sorprende in meglio. Non sempre e mai abbastanza da farci l’abitudine: però capita. Se siete in uno di quei momenti neri in cui vi sembra che la sola opzione sia che vada peggio, sappiate che vi capisco, ma può anche succedere che no.

Viaggiare resta alla fine la cosa per cui più vale la pena spendere soldi.

È una lezione che ho respirato fin da bambina, apprendendola dai Nelli e da zio Bubu giorno dopo giorno. Quelli usati per viaggiare sono gli unici soldi di cui non ti pentirai mai. Insieme a quelli spesi per la calze antitrombo, che, fedeli al loro nome, azzereranno la libido dell’Orso (e di tutti gli altri passeggeri dell’aereo che avranno la fortuna di scorgerle) ma anche dovrebbero evitare che le gambe mi si trasformino in cotechini marmorizzati per tutta la prima settimana di viaggio. Vi farò sapere come va, se riuscirò a metterle ma soprattutto se riuscirò a togliere. Se nelle foto indosserò sempre strane palandrane lunghe fino ai piedi, non fate domande.

Questo viaggio io ce l’ho nel cuore ufficialmente dal 2004, quando doveva essere il regalo di laurea mio e di Balle, che poi niente, s’è perso, abbiamo iniziato a lavorare e che dire, hai tutta la vita davanti e non ti sembra importante procrastinare un viaggio. Mentre invece lo è. E quindi sono proprio in fibrillazione, più del solito, ho le paure assurde, che mi vada in autocombustione il passaporto un metro prima del gate, di assomigliare a mia insaputa a una pericolosa serial killer e che cmi venga interdetto per sempre l’accesso agli U.S.A., non so, cose così, mica le paure normali delle gente comune.

Però, a dispetto delle ansie notturne, tra poco parto. Me ne vado in California.Spero di arrivarci nei tempi e nei modi previsti e di non perdermi, finendo a girare solitaria sul nastro trasportatore delle valigie all’aeroporto di Toronto. No, perché quando viaggio divento un curioso mix di Magda, la signora Pina e Russell di Up.

BlogCollageCali

La mia personale Trimurti Viaggiatrice

E vi lascio così, con questa immagine un po’ inedita di me. Che è meglio di quella reale in cui indosso le calze antitrombo. Fidatevi, neh.

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