Santi, angeli e madonne varie.

Santa Barbara è il paradiso californiano che hai in mente quando dici – appunto – California. 
Palme, spiagge lunghe (costellate di carcasse di gabbiani, ma questo non rovina poi alla fine il panorama), gente presa bene, biciclette e signorine bionde con delle cosce della Madonna che saltellano su e giù per il lungomare senza che le loro carni sballonzolino di un centimetro.
Ho amato Santa Barbara da morire. E grazie al cazzo, potreste dire voi, a ragione.

Comunque, senza paura di essere tacciata di superficialità, sarà che non mi sono mai sentita più bionda e lontana dalle polemiche intellettuali – aprirei una parentesi sui camerieri boni. Ma proprio fighi. E, tra l’altro, un po’ per tutti i gusti. Li mettono al front desk su strada e le turiste italiane cicciottelle guardano con aria innocua i loro Orsi e dicono, oh, mangiamo qui? Segnare sotto la voce: marketing di bassissima lega, ma che funziona. Al di là di tutto, è che sono anche gentili. Sorridenti. Non che se la tirano solo perché a loro, è evidente, Madre Natura ha voluto un po’ più bene che a noi.

Già che siamo in argomento di boni e il livello della narrazione è irrimediabilmente compromesso.

Con l’Orso siamo andati allo SkateLab a Simi Valley, che è un posto fra Santa Barbara e Los Angeles, meta di pellegrinaggio per gli amanti dello skate di tutto il mondo. È veramente un posto da vedere, al di là di tutto, se poco poco vi è mai interessato il mondo dello skate. Menzione speciale per Tony, uno dei ragazzi che ci lavorano: è stato gentilissimo, ci ha riempiti di gadget, davvero mille cuori per lui.

Nello SkateLab c’è la Skateboard Hall Of Fame, un piccolo museo, e uno skatepark indoor dove fanno anche lezione ai bambini. Mentre l’Orso sbavava sui memorabilia di Jay Adams, io mi guardavo intorno incuriosita ma non proprio emozionata. Finché ad un tratto l’occhio mi è caduto su un papà-con-figlio, sorrisone, biondino, tatuatino, insomma, proprio il mio tipo. La zarra dentro di me si è risvegliata con un ruggito.

Ammazza che DILFone! Ho commentato con la grazia che mi contraddistingue. E ho anche aggiunto, pure io accompagnerei i bambini allo skatepark più volentieri, se tutti i padri sono così.

Al che l’Orso si è riscosso un attimo, mi ha guardata, ha guardato il papà figo, mi ha dato ragione. E ha aggiunto:

Comunque grazie al cazzo (reprise) che ti piace. È David Beckham.

Oh. Era proprio lui. Due domande e due risposte:

  1. È davvero bello come narra la leggenda? Sì.
  2. Posso essere davvero così fagiana da avere David Beckham a mezzo metro di distanza per dieci minuti senza riconoscerlo? Ma certo. Chi mi conosce non avrà dubbi al riguardo.

Comunque non l’ho importunato, eh. Ho solo raccolto le mie bave e me ne sono andata via mesta.
E adesso, dopo tutti i Santi e le Madonne, siamo giunti a Los Angeles.

Non mi sembra ancora vero.

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9 pensieri su “Santi, angeli e madonne varie.

  1. Angela Andreoletti ha detto:

    Io ti adoro più e più!
    Era il viaggio che volevo fare ‘st ‘estate.
    Invece sono alle Fae Oer.
    Un cicinin diverso.

  2. giuliacalli ha detto:

    Oh fantastico! Mi si è acceso un attimo l’ormone pensando ai camerieri sorridenti e a Beckham in piscina. Ora torno a smadonnare sulle mail di lavoro 😀 Buon viaggio!

  3. fuliggine ha detto:

    Se ti può consolare anch’io non avrei riconosciuto Beckham. Al massimo avrei detto “mmm… Mi ricorda qualcuno… Forse ha fatto una parte nella signora in giallo…”

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