The happiest place on earth 

Se andate a Disneyland, premuratevi di farlo con una persona a cui interessa tanto quanto voi, o rischiate di ritrovarvi come una povera stronza con le orecchie a fare la fila da sola per il Mondo sottomarino di Nemo.

Disneyland è veramente bella: ha un taglio ancora un po’ anni 50, c’è molto dell’atmosfera classica che noi tardone ricordiamo, tutto è pensato per riportarti indietro a quando eri bambina è tutto era possibile. Come forse in tutti i parchi di quest tipo, devi stare al gioco, accettare di sospendere la realtà, crederci, non andare a cercare le screpolature nella vernice.

Disneyland è come Babbo Natale: se ci credi, esiste.

Gli studi della Universal, invece, hanno l’effetto opposto: sembra che le cose esistano, ma il gioco è farti scoprire subito dopo che no, era tutta un’illusione. Ci hai creduto, faccia di velluto?

In compenso però avrete l’occasione per far espiare gli Orsi rovina-Disneyland facendoli stare due ore in coda per l’attrazione di Harry Potter, che, ammettiamolo: è stata – per entrambi – una cagata pazzesca. Qui va molto questa cosa per cui ti inchiavardano  a un sedile e ti sballottano in tutti i sensi proiettandoti intorno discese ardite e risalite verso il cielo aperto e poi giù il deserto. Bello eh, peccato che a me il 3D faccia venire da vomitare pure se sto guardando Basil L’Investigatopo sul divano di casa. Quindi ho sostanzialmente sfruttato anni di tecnologie avanzate per cercare un punto fisso da guardare (tendenzialmente un bullone del parapetto) per evitare di riproporre al mondo i resti dei miei pasti (nudi, ma con bacon).

Per il resto, Los Angeles è una città spiazzante. Ammiccante, calda ma comunque con quel vento che arriva e regala brividini, trafficata. Non sapete che cosa sia il traffico finché non avete visto la freeway come un nastro di luci intermittenti, congelato immobile a perdita d’occhio.

È bella, Los Angeles, ha un Downtown spettacolare ancora non gentrificato che forse potrebbe essere un po’ come era New York negli anni 90 prima di essere tirata a lucido.

La scritta Hollywood sta lì, sulla collina. La guardi e non ti sembra vera. Anche quando ce l’hai lì, ed è inequivocabilmente quella, ti sembra ancora uno sfondo di cartone. È strano ed emozionante.

Di gente ce n’è tantissima ma per strada non vedi nessuno. Dici, ma per statistica qualcuno che sta andando a comprare il latte lo trovo? No. Camminano solo i turisti e i barboni. I turisti sono quelli col selfie stick.

Vorrei chiedere a quelli che abitano a Los Angeles perché non passeggiano per i loro bei quartieri, che sono tutti un fiorire di vialetti e carineria. Oh, tra l’altro ho visto almeno dieci case che potevano essere quella di Brandon e Brenda: e Beverly Hills è proprio figa, non c’è niente da fare. Per strada è vietato parcheggiare la notte: se vai a trovare amici, evidentemente, parcheggi nel vialetto. O vai via subito dopo il dessert.

Ieri sera siamo andati a sentire gli Ataris al Roxy. Prima abbiamo bevuto una birra al Rainbow. Ad un certo punto sono andata in bagno, e mentre salivo le scale di moquette consunta ho pensato, dio, se queste passamanerie obsolete  potessero parlare.

A Los Angeles non è che le cose vai a vederle perché sono, ma perché ci è successo. Fantasmi di pura evocazione mitologica e rock’n’roll.

Devo ancora capirla, Los Angeles. Anche se forse c’è gente che la vive da anni e ancora non ce l’ha fatta. È una roba grossa, questo sì: è veramente una cosa che puoi provare a scalfire, ma che sa come nascondersi. Oggi ripartiamo, ma sento che vorrei tornarci, per molto più tempo, per ascoltare meglio quello che ha da dire.

E in definitiva penso che il posto più felice del mondo non è solo un posto. È una specie di somma delle parti in cui ci butti una locazione geografica, la te stessa che sta vivendo, le persone che hai intorno, ricordi, speranze, suggestioni. E  un po’ di bacon e grilled cheese.

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7 pensieri su “The happiest place on earth 

  1. fuliggine ha detto:

    anch’io non riesco a guardare i film in 3d. l’ultimo (e il primo…) fu avatar, che dopo i primi cinque minuti guardai con un occhio solo, un po’ di sbieco, per combattere la nausea e le vertigini.

  2. Elena ha detto:

    …credo che dovresti mettere una dicitura sui tuoi articoli, del tipo “non leggere in pubblico”: a me non piace che la gente mi fissi 😂😂😂

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