Home bittersweet home

Com’è che si dice? Tornare, siamo tornati.

Tre settimane di puro godimento volate via. Mi sembra di essere partita da un quarto d’ora. Comunque la California è proprio figa come la raccontano, come l’abbiamo sognata negli anni.

Huntington Beach è il paesino proprio che avevi in mente mentre mettevi i costumi in valigia – anche se tira sempre una certa bisa, quindi scordatevi le chiappe al vento come in Romagna, a meno che non siate come gli autoctoni e allora ok, potete permettervi la panza scoperta senza rischiare colpi bassi. Huntington Beach è proprio tutta surf e ciabatte, localini e presa bene.
Riguardo al surf ho scoperto cose che nella mia abissale ignoranza, appunto, ignoravo. Mi aspettavo che fare surf, se sei capace, fosse tutto un pavoneggiarsi in bilico sull’onda, onda su onda à la Bruno Lauzi, via una l’altra. Col cazzo. L’onda giusta la aspetti per un sacco di tempo in ammollo come un capodoglio, facendo occhio a non finire nello spot di un altro surfista che è pure lui lì che aspetta, come in posta, diciamo. Non si passa davanti/addosso/di lato.
Poi, quando l’onda giusta arriva, allora lì ci va tutta la tua abilità e coordinazione, per quei sedici secondi di gloria.
Credevo che il surf fosse lo sport dei maranza e invece è quello della pazienza certosina, vedi a volte come ti sbagli.

Huntington Beach è tramonti che sembrano corretti con photoshop, costumi da bagno progettati da ingegneri sadici nei quali sembri un po’ una noce di prosciutto al pepe, un po’ una pornostar. I più casti sono a filo di capezzolo. Non ho osato uscire neanche dal camerino, e il mio senso del pudore è generalmente basso. Probabilmente sono comodissimi per allattare, non so.

San Diego è molto bella ma sembra anche un po’ finta, un po’ set della Warner. Ha gli idranti gialli. Non puoi fare sul serio con gli idranti gialli, dai! Anche lì, pochissima gente in giro per le strade, ma anche pochissima gente in generale. Tutti gentili e presi bene, sembra stata costruita apposta per farti sentire in vacanza.
L’ultimo pomeriggio sul lungomare c’era una luce dolce e intensa. Un ragazzo sul molo faceva bolle di sapone giganti che volavano verso di me, riflettendo arcobaleni. A migliaia. Ecco, un pezzo di me è rimasto lì, con i piedi a penzoloni sulle rocce a guardare le bolle di sapone che volano nel sole.

Sulla spiaggia di La Jolla (che ovviamente io e l’Orso, fedeli alla tradizione della scuola media, abbiamo chiamato tutto il tempo La Ciolla) è pieno di leoni marini che se ne stanno lì, a un metro, a tiro di selfie proprio. Non devi rompergli le palle, perché piantano certi ruggiti che insomma, non danno fiducia. Ma se non li scocci, stanno semplicemente lì, nella loro lucente degnazione, a farsi coccolare dal sole. Belli e impossibili.
A La Jolla puoi sognare di avere una casetta con terrazzo su cui sorseggiare Bloody Mary a tutte le ore, con la sabbia sui piedi scalzi e un libro in mano. A lasciare che il tempo passi con te dentro.

Tornare a casa è, come ben sappiamo, tornare a casa. L’unica vera gioia che ti accoglie è il bidet. Per tutto il resto, è soprattutto un  mix di incredulità, ricordi, foto da mettere a posto e bucati da fare. Evitare accuratamente bilancia e saldo del conto online.

The boys are back in town.

Annunci

12 pensieri su “Home bittersweet home

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...