Talk is cheap

Cara ministra Lorenzin, cara Bea,

abbiamo lo stesso nome, e, no, non posso dire che mi faccia piacere, se per caso nella faccenda nomen/omen ci fosse mai qualcosa di veritiero.
Sulla pregevole iniziativa del Fertility Day, in queste 24 ore, è già stato detto (in maniera egregia, nella maggior parte dei casi), di tutto. E quindi potrei esimermi. Sono proprio sulla soglia dell’esenzione, e mi dico, ma sì, ma chi te lo fa fare? devi proprio sempre dire la tua? Ovvio che no.

Però vedi, questa roba qui riguarda proprio me. È personale, come dire. Me l’hai proprio mandata via raccomandata espressa assicurata posta prioritaria.

Io ho 36 anni e non ho figli.

Non li ho mai cercati. Sono fertile? Non lo so. Tutti i giorni appena sveglia prendo una pillola anticoncezionale, da sempre, da quando ho rapporti sicuri – con Orso certificato, otto anni di relazione amorevole seppur burrascosa più che disneyana, con cui convivo, entrambi lavoriamo, e lavoriamo per persone oneste, illuminate, che mai cercherebbero di usare una mia (nostra) gravidanza come scusa per silurarci.

Non ho mai provato ad avere figli.

Presumo di essermeli immaginati, in giovane età, forse più per hobby e appartenenza culturale che per istinto materno, nel corso degli anni, ogni tanto ci penso, mai abbastanza per smettere di prendere quella famosa pillola di cui sopra. Sono per mia fortuna circondata di persone, in famiglia e fra i miei amici, che non mi hanno mai fatto pressione in questo senso. Non hanno mai indagato i miei motivi reconditi, miei e dell’Orso – ci tengo a specificarlo, perché no, non sono un’ameba, non li farei per partenogenesi, né sono una virago pazza che ha sottomesso il suo compagno al suo egoismo con l’uso di armi improprie e torture psicologiche.

Semplicemente è passato il tempo, le persone intorno a me si sono riprodotte, ho fatto la conoscenza di nipoti eccezionali, creature multiformi e meravigliose che non mi hanno mai fatto scattare nessun clic. Ho amiche che rientrano nelle tipologie materne più disparate, ognuna con sua propria dignità e caratteristiche. La necessità di unirmi al club ancora non si è palesata. Vado pazza per i bambini? No, certo, proprio non si può dire, anzi, spesso, dopo serate in loro compagnia, tiro un sospiro di sollievo pensando che adesso c’è qualcuno che si puppa i loro pannolini e le loro esigenze e che quel qualcuno non sono io. Sono una persona cattiva? Non credo. Non li maltratto, mai, e sono una babysitter coi fiocchi: l’ho fatto per anni, all’università e in tempi più recenti, con reciproca soddisfazione, mia e loro. Sono un po’ Grinch più a parole che nei fatti, ammettiamolo.
Però figli non ne voglio.

Cambierò idea? Mi pentirò? Morirò sola e triste divorata da un pastore alsaziano?

Non lo so. Se sapessi prevedere il futuro, mettere un chioschetto di psychic consultant sulla spiaggia di Santa Monica e mi arricchirei divinando Oscar per le celebrità.

È tra l’altro una mia personale convinzione (e quindi del tutto opinabile e controvertibile) che questa focalizzazione sul ruolo materno assoluto e totalizzante, e centrale nella vita delle donne, sia frutto molto più della crisi economica e della scarsità dei posti di lavoro che non di una riscoperta pastorale dell’importanza della Dea Madre. Insomma, secondo me fa abbastanza comodo allo stato e alle aziende avere una schiera di mamme che scelgono di esserlo a tempo pieno, lasciando senza grandi rimpianti posti di lavoro liberi, e concentrandosi sulle gioie dell’allattamento anziché rompere il cazzo per ottenere i nidi aziendali. Ma ritengo anche che nessuno – e io meno di tutti – debba andare a dire a una donna che deve lavorare e pensare alla carriera e alla propria autonomia anziché essere felice e contenta di fare il pane in casa. È anche quello un diritto inalienabile e che va tutelato insieme agli altri. E mi piacerebbe che anche gli uomini potessero occuparsi dei figli a tempo pieno, volendo: senza essere additati o derisi o ostracizzati per questa scelta.

Ma quello che volevo davvero dire riguarda me, non le mie opinioni baravantane sugli uteri altrui.
Volevo dire che non mi sento una donna a cui manca un pezzo, e disprezzo in maniera profonda e viscerale chiunque, in maniera più o meno diretta, cerchi di insinuarlo. Che lo faccia con leggerezza, ignoranza, premeditazione: non ci sono scusanti.

Perché, se poi vogliamo dirla tutta, mi mancano un sacco di esperienze formative e meravigliose. Vivere e lavorare all’estero. Creare arte. Il paracadutismo. Viaggiare sola. Avere un animale domestico. Vincere un premio Nobel. Eccellere in uno sport (a essere onesta, mi manca pure praticarlo con costanza e determinazione, ma vabbè). Curare un orto o un giardino. Salvare vite umane. Fare la differenza in un’emergenza collettiva.

Allora, se proprio dovete rimproverarmi qualcosa, avete l’imbarazzo della scelta, voi che avete pensato questa campagna. Perché non sono andata a distribuire medicinali sulle coste, ai rifugiati della Siria, anziché stare a casa a guardare Stranger Things? Perché non ho studiato di più – e meglio – per contribuire a una cura contro il cancro? Perché non vado a dare da mangiare ai senzatetto nelle sere di novembre? Siate creativi. Ci sono milioni di cose utili e belle che una donna sana e abile di 36 anni può fare per dare un senso alla sua esistenza. Cagatemi il cazzo su quelle.

Oppure, magari, non cagatemi il cazzo e basta. Perché il corpo della donna – il MIO corpo, porchissimo giuda –  deve sempre – sempre – essere al centro di qualche discussione, immortalato sui cartelloni e sui giornali insieme a qualche slogan, oggettivarsi per fare da spunto a qualche discussione politica, essere vivisezionato nei salotti e nelle aule e nei cenacoli aulici e nelle sale parrocchiali e negli studi televisivi e nei più rappresentativi cessi della nazione?

Oh, vogliamo parlare di educazione sessuale e affettiva, ma benissimo, bellissimo, ma vengo io a fare del volontariato e a distribuire volantini, gratis, tutte le volte che volete. Vengo io a chiacchierare con le ragazzine e i ragazzini, non mi imbarazzo neanche se dicono sborra, figa, cazzo e culo, ché quello è il linguaggio di molti (lo sapevate?), e se gli parlate di pene e vagina forse smettono di ascoltare dopo il primo minuto.
Ho una mamma Scopella che lo fa da trent’anni in tutti i consultori del west, lo fa anche quando sfora dai tempi prestabiliti e torna a casa con ore e ore di straordinari non pagati, lo fa anche con chi va da lei carica di autodiagnosi e arroganza, lo fa con chi ha la minaccia della denuncia sempre in canna, lo fa con chi la ritiene un’assassina prezzolata, una donna di merda al soldo di Big Pharma, lo fa con chi le manca di rispetto e di fiducia, e lo fa bene, con pazienza e passione, perché è il suo cazzo di lavoro, e tutela le scelte delle donne anche quando non è d’accordo con loro. Sempre.

Parliamo di anticoncezionali, di malattie sessualmente trasmesse, di endometriosi, di relazioni abusive, di squilibri ormonali, di prostate, varicocele, di parti e placente, di pornografia, di eiaculazione, di falsi miti e grandi speranze, di menopausa, di secchezza vaginale, di prolassi, di gravidanze indesiderate, di infertilità, di adozioni, di omosessualità, di genitorialità consapevole, di mestruazioni, di polluzioni, parliamo di tutto, con tutti, parliamone in prima serata, nelle piazze, parliamone a tavola, parliamone in modo talmente vasto e capillare ed esaustivo che nessuno più, uomo o donna, di qualsiasi età, possa dire: non lo sapevo, non credevo, non pensavo.

[Parliamone con gente che lo fa per lavoro, magari. Con professionisti del settore, che hanno dei titoli di studio attinenti. Perché per parlarne a cazzo di cane con celebrità ripescate dai meandri del palinsesto, o con gente che si è fatta un’opinione su internet, allora possiamo anche lasciare perdere.]

Parliamo di diritti, parliamo di doveri.

Parliamo dei doveri dello stato verso le famiglie di ogni genere, composizione, etnia, dimensione. Non parliamo solo delle famiglie che vi fanno comodo, perché comunque pure quelle non è che mi sembrino proprio coccolate, eh, io ve lo dico. Mi pare che, una volta che si sono fatte (alleluja istituzionale), poi ve ne battiate un po’ le balle, di come se la cavano.

Prima di cominciare a parlarne, e mi sento in dovere di aggiungerlo, visti i toni con cui era partita la campagna ministeriale informativa al riguardo (che poi magari è partita pure per informare bene eh, io il beneficio del dubbio sulle intenzioni ve lo concedo senza problemi), ricordatevi che si va a toccare una sfera personale e intima nel senso più letterale del termine. Se perfavore si potessero evitare slogan del ventennio, ricatti morali, mercificazione dei corpi, luoghi comuni da coda in posta, discriminazioni per sesso e razza, echi di dogmi religiosi, cazzate clamorose, stigma di ogni genere, ideologie medievali, prospettive machiste, gomiti sul tavolo e dita puntate, io ve ne sarei grata.

E se non siete in grado, fate altro. Perché come si dice dalle mie parti, un bel tacer non fu mai scritto.

Perché, con buona pace delle belle intenzioni, piuttosto che una campagna passata al pubblico così, era meglio niente.

 

[nell’immagine in evidenza: foto pigiama figo con all’interno corpo istituzionalmente inutile, e pure fuori forma, signora mia!]

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19 pensieri su “Talk is cheap

  1. Giancarla ha detto:

    Brava Bea hai espresso benissimo un concetto che condido pienamente, pur avendo fatto , come ben sai quattro figli.

  2. Gloria Ghirotti ha detto:

    Bellissimo scritto. Io non so esprimermi così bene (ho studiato troppo poco e questo è un rimpianto) ma concordo su ogni Sua parola. Io sono mamma… direi accanitamente mamma (ho perso 4gravidanze per avere 1 figlio) ne sono felice e mi sento appagata…MA….difendo con i denti e le unghie il diritto di una Donna di scegliere di Non farne. Lavoro con le donne da sempre (industrie di abiti) e mi arrabbio moltissimo quando sento le cattive,inutili e irritanti insistenze sulla maternità. Purtroppo sento anche tanta ignoranza ancora oggi su sesso,profilassi e malattie. Di questo si dovrebbe occupare La Ministra… Fare o non fare figli è una scelta troppo personale…E non rende una Donna migliore o peggiore di altra Donna. Con stima Saluto.

    • incorporella ha detto:

      Grazie davvero Gloria! Sono felice che sia riuscita a realizzare il suo desiderio di essere mamma, la cosa brutta è che secondo me campagne come questa possono ferire e fare sentire in colpa anche chi non riesce a realizzare questa parte importante del suo sentire. Un abbraccio grande!

  3. Sonia Capello ha detto:

    Io ho ben 42 anni, sono petarda e savoiada e non desidero avere figli. Da sempre, tranne per un breve periodo verso i vent’anni quando un nano l’avrei fatto con chiunque.. Ricordo un estate, in cui invece di sbirciare ometti e omaccioni sulla spiaggia, sbirciavo carrozzine con gli occhi lucidi. Poi è passato, il desiderio, come passa l’estate quando i gabbiani arrivano in città ( cit. Righeira). Sparito. Faccio la zia scema con i miei nipoti, che adoro e con i figli delle mie amiche. Fino a quando le suddette amiche non cominciano a parlare di cacche gialle o maron e delle meraviglie dell’allattamento. In quel caso stacco la connessione. L’umanità proseguirà ugualmente anche senza l’apporto dei miei geni scemi appassionati di criminologia letteratura e makeup.
    Ciaone proprio ❤️❤️❤️❤️

  4. toni ha detto:

    Ognuno è libero di fare o credere ciò che vuole salvo il fatto che quanto scritto è un elenco di desideri borghesi,assolutamente legittimi, ma borghesi perchè chi lavora per 4€ l’ora in coperativa o è cassintegrata/o esodata/o ,disoccupata/o, o pensionata/o a 500€/mese , cioè la maggior parte delle persone, deve soddisfare i bisogni primari anzichè a pensare, come ad esempio tu dici, di sfidare i propri limiti buttandosi con un paracadute. Certo l’intervento della Ministra è goffo, puzza di nazionalpopolare, ricorda abbastanza le parole d’ordine del ventennio però a differenza delle parole d’ordine attuali sull’argomento quali maternità surrogata o fecondazione eterologa è assolutamente gratis, per i privati e per il servizio pubblico. Considerando poi che paradossalmente la crescita economica è direttamente proporzionale all’incremento demografico non comprendo la tua acredine, lasciala dire. Se non puoi non vuoi o non devi avere figli che problema c’è, non è un messaggio rivolto a te. Ci racconti invece la tua vita come fosse una sequenza di sensazioni ed esperienze in cui non c’è un posto per questa ma in fondo non dici cosa pensi in profondità. Mi chiedo allora che senso abbiano le tue parole. Forse quelle della Ministra t’infastidiscono perché ti evocano le allegorie Fantozziane?

    • incorporella ha detto:

      No, mi infastidiscono perché sembrano ridurre la vita delle persone (delle donne in particolare, ma anche degli uomini) a qualcosa che ha un senso solo in virtù della riproduzione (come dovere e fine ultimo nei confronti della società). Mi infastidiscono perché usano slogan colpevolizzatori che speravo di non sentire/vedere mai in un contesto istituzionale.
      Per il resto, se hai letto con attenzione, non stavo parlando solo di desiderio di sfidare i propri limiti (paracadute) ma anche di cose importanti per la società che una donna può fare e che esulano dal suo apparato riproduttivo. Contributi attivi e costruttivi che non passano attraverso le sue ovaie.
      Fondamentalmente, quello che penso nel profondo, è che quello che facciamo dei nostri ovuli – e spermatozoi – sono cazzi nostri, non beni comuni come affermato dalla campagna. Se eri curioso di saperlo, dico. Poi non è detto che anche sapendolo le mie parole per te abbiano un senso, eh.
      E che ben venga una vera educazione sessuale, su scala nazionale, che forse era il messaggio iniziale anche di questa campagna ma che, se sì, si è rovinosamente perso per strada.

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