You can’t shut off the risk and the pain without losing the love that remains

L’altro giorno parlavo con Marianna della fiducia.

Sì, ci piace scegliere temi leggeri quando beviamo un caffè nella luce della Zandesede.

(Non è vero, parliamo anche di vestiti di ASOS e dei pettorali del dottor Karev, ma, via, immaginateci un po’ intellettuali, per una volta).

Io su questa cosa della fiducia ci ho passato un sacco di tempo, a farmi filmoni mentali e a sviscerare i pro e i contro con esempi pratici, che spaziavano dalla letteratura a Un Posto al Sole alla trisnonna della portinaia.

La sola conclusione a cui sono giunta, è che ci sono persone che si fidano e persone che no. Credo che nasciamo così, in un modo o nell’altro.

Io sono una che di base si fida.

Mi fido da boccalona, eh: mi fido del signore della Nespresso che mi dice che la nuova limited edition cacca di babbuino e chicchi del Venezuela è buonissima, mi fido dell’ammorbidente che col suo magico profumo mi trasmigra in Provenza. Mi fido del fondotinta che renderà la mia faccia uguale a quella di una modella sedicenne cresciuta tra i campi di grano dell’Oklahoma. Mi fido di chi mi ha detto “non sei tu, sono io“, ma anche “è la prima volta che mi capita” e persino “ma no ti giuro non è successo niente, è solo un’amica”.

Mi fido del signore della telefonia che mi fa firmare un contratto capestro di settecentoventidue mesi a soli quarantanoveenovantanove euri al mese con prelazione sui primogeniti miei e delle generazioni a venire, per avere in omaggio un Huawei usato e trentasei minuti di conversazione al bimestre.

Nella vita e nel lavoro, fidarmi mi è costato caro. Specialmente in termini di autostima: perché quando ti accorgi che sì, ok, la gente è stronza, ma soprattutto tu sei scema, trovarti una giustificazione che non ti faccia vergognare di te non è semplice.

Eppure.

Alla fine della fiera, non farei cambio. Mi piace pensare che una parte di me, rappresentata graficamente come una contadinella in salopette che tiene al guinzaglio un pony-unicorno, resti convinta della fondamentale bontà delle persone. Che sì, ci sono un sacco di malintenzionati, ma in fondo a fidarsi ci guadagni sempre di più che a guardare tutti in cagnesco tipo Scrooge con la gastrite.

Mio papà mi ha sempre ripetuto che fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Ma la cosa non ha attecchito, anche perché è detta da uno che ha fatto entrare in casa gli Hare Krishna e ha comprato tipo quattro libri sull’illuminazione e il bodhisattvayana solo perché gli facevano tenerezza, perciò.

E sì: anche io, dopo l’ennesima inculata con la sabbia, mi sono guardata allo specchio, ho alzato i pugni al cielo e ho giurato al cospetto degli dèi e degli uomini che mo basta, sarei diventata la regina delle nevi, cuore di pietra e sguardo di ghiaccio, sempre all’erta fra le insidie della giungla metropolitana. Poi sono uscita di casa, uno mi ha detto Dai guarda! Un porcellino a pois che vola! E io mi sono ritrovata col naso in su a cercarlo fra le cime dei platani.

La verità è che le inculate bruciano e te le ricordi meglio, ma se poi fai veramente il conto è più quello che hai guadagnato fidandoti che non quello che hai perso.

Il fatto è che io credo che la fiducia sia gratis.
Nelle relazioni umane e in quelle amorose soprattutto. La fiducia si guadagna ma fino ad un certo punto: perché se tu credi nella persona che hai davanti, non ti servono poi molte dimostrazioni, e vale anche il contrario. Se navighi a vista nel mare del sospetto, ogni indizio punterà contro.

Poi dipende anche un po’ da come vuoi (o sai) vivere. Io trovo che dubitare sempre delle reali intenzioni di chiunque sia una fatica terribile.

Né sono poi così convinta che questa fatica ti tuteli veramente. Non credo che lo stress del vivere sempre sul chi va là alla fine si traduca davvero in una vita priva di delusioni e amarezza. Anche perché forse – forse – l’amarezza più bruciante è proprio il senso di solitudine profonda che ti accompagna costantemente quando pensi che non puoi fidarti davvero di nessuno.

La vera saggezza, mi pare, è prendere atto di questa fiducia tradita, accettarla per quello che è senza negarla, rigare la macchina del soggetto in questione con un punteruolo da ghiaccio che fa subito Sharon Stone, e poi andare oltre.

Archiviarla, non dimenticarla – sul dimenticare i torti, mi spiace ma non ho mai imparato. Sono campionessa in carica di recriminazioni: fiduciosa sì, ma cagacazzo di più.

E non farla scontare a chi verrà dopo. Non farla scontare a te stessa. Tienila viva, la boccalona in salopette.

Ma se non sei capace di fidarti? Come impari?

Ecco, io non ne ho idea. Però magari comincia col dare retta a una promoter, le nuove merendine variegate menta e gorgonzola potrebbero davvero essere buonissime.

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16 pensieri su “You can’t shut off the risk and the pain without losing the love that remains

  1. Francesca Marano ha detto:

    Qualche giorno fa parlavo della stessa cosa con Daniela, ma su Telegram. Quindi non so dire della luce. Però anche noi abbiamo parlato di figoni e ormoni (abbiamo un’età diversa, che volete che vi dica).
    Ecco, io sono come te, così tanto che il primo aprile non apro l’internet perché me le bevo tutte.
    Però questa sensazione spiacevole all’ano per tutte le inchiappettate prese negli ultimi anni, spesso avvolte nella carta vetrata che prima era invece tutta rosa e con i glitter, non è proprio il massimo.
    Tutte le volte mi sfogo, tutte le volte mi dico che alla fine della fiera è meglio essere fiduciose e un po’ doloranti.

  2. angela ha detto:

    non so, mi sembra ci sia una correlazione pure con l’ottimismo a oltranza.
    oppure sono all’upper level: il porcello a pois non lo vedo, ma tornerà di sicuro…
    al solito, hai fatto tornare il sole
    grazie

  3. Elisa ha detto:

    Ecco io faccio proprio il contrario. Cioè non mi fido mai. Ma proprio mai. Sospettosa sempre. E hai ragione… vivere nel dubbio perenne è moooooolto più faticoso. E siccome adesso sono stanca, cerco di alleggerire un po’ le cose e forse forse… il porcellino a pois che vola lo vedo un po’ anche io! Grazie Bea!

  4. Annamaria Anelli ha detto:

    Sei stupenda in salopette e ti posso dire che ho lo stesso tipo, forse cambia il colore 😉 Io sono cresciuta triste, ma di fidarmi dell’altro non ho mai smesso, anche con le inculate. Grazie ❤

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