Stanno stretti sotto i letti

Ok, l’ho fatto. Un piovoso pomeriggio di novembre, mi sono recata ala visione pomeridiana della nota pellicola cinematografica IT, tratta dall’omonimo romanzo del grande Stephen King.

Libro mito assoluto, aspettative… beh. le aspettative non erano né alte né basse. più che aspettative erano preghiere. Fa’ che non sia una cagata pazzesca.

Ho cercato di leggere meno recensioni e commenti possibili, prima. Dal momento che non vivo in una baita in Val Chiusella, qualcosa mi è capitato sotto gli occhi, qua e là.

Il fatto è che non volevo fare la nerd oltranzista che va a vedere un film a chiappe strette perché parte dal presupposto che il libro è sempre meglio. Libro e film sono due linguaggi completamente diversi, aspettarsi la stessa cosa è demenziale.

Ma, del resto, se vai a vedere un film tratto da un libro che hai riletto decine di volte, e che sai quasi a memoria, e che hai amato come si amano solo certe storie di inaudita potenza che porti conficcate nel cuore ovunque tu vada, per forza il rischio cagata pazzesca è dietro l’angolo.

Oltretutto stiamo parlando di un libro che ha più di 1300 pagine. Già dividendolo in due, è una botta di materiale non indifferente. Materiale incandescente, tra l’altro.

Allora, il film mi è piaciuto?

Mah, sì. Ha una chiave molto più horror rispetto al libro, mi è sembrato.

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Artwork bellone fatto dall’Orso, AKA Aleroundyou

[Oh, da qua ci si addentra in due territori pericolosi. Quello dell’opinione personale, che è la mia: non sono Morandini né voglio esserlo, quindi se vi sembra che dica cagate, fatevene una ragione.

Il secondo territorio è quello degli spoiler: se non avete ancora visto il film/letto il libro, chiudete tutto e andate a fare altro. A meno che non ve ne freghi niente di scoprire cose che non sapevate succedessero, in quel caso ok. Non voglio scene in stile “Beth muore!“. ]

Diciamo che, se il romanzo It è per me un capolavoro, il film è un buon horror, ma non diventerà uno dei miei film culto da rivedere ciclicamente con amore e struggimento – come mi capita, per esempio, con i vari Harry Potter.

Cose che mi sono piaciute assai:

  • il cast. I ragazzini sono scelti benissimo, Ben è un ravioletto al vapore ripieno di burro e tenerezza, me lo sarei portato a casa in una scatola seduta stante, per dire. Bill Skarsgård è un ottimo Pennywise, persino Bev con i capelli corti m’è piaciuta.
  • Derry. La ricostruzione della città, e dell’atmosfera, è riuscita benissimo. La casa di Neibolt Street, i Barren, l’orrido Paul Bunyan di plastica: ci siamo, siamo lì, e guardati le spalle e non ascoltare le voci che vengono su dallo scarico del lavandino.

Cose su cui pensavo di aver da ridire e invece no:

  • l’ambientazione anni 80. È vero, resto fan di quegli anni 50 col frappè nel bicchiere di vetro e la ciliegina, ma alla fine, se entriamo un attimo nell’ottica di questo eterno revival dell’Era Del Mullet, il fatto che si svolga nel 1988 non toglie nulla alla forza della storia
  • la preponderanza della figura del clown rispetto alle altre incarnazioni di It. Per quanto la caratteristica di mostrarsi in maniera diversa attingendo alle paure più profonde del singolo, sia sicuramente una delle cose più caratterizzanti di It, è anche vero che, cambiando di continuo mostro in un film di due ore, si rischia di mandare in confusione lo spettatore. O almeno, è molto più difficile far passare che il clown, il lebbroso, l’uccello gigante, i bambini morti annegati e tutta l’allegra compagnia degli orrori sono la stessa cosa.
    In più, come già detto, il Pennywise attuale è strepitoso, quindi sfruttarlo al massimo è legittimo.
  • Bill che va a cercare Georgie perché non ne hanno mai ritrovato il cadavere. Questa è chiaramente un po’ una minchiata, ma secondo me c’era l’esigenza di spiegare in fretta perché ‘sti sette stolti stanno a sguazzare nelle fogne tutta l’estate.

Cose che mi sono chiesta: ma dove cazzo sono finite? Perché le hanno epurate così? Cosa gli costava lasciarle?

  • l’inalatore di Ed. Sì, compare, ma non è il feticcio salvifico del ragazzino -ipocondriaco per procura. È solo uno dei tanti gadget sanitari che si porta dietro.  Sembra quasi che a metà film regista e sceneggiatori si siano guardati e abbiano detto, oh merda, ci siamo scordati l’inalatore! E l’abbiano ficcato in una scena a caso.
    Mentre invece, cazzo, l’inalatore di Ed! Che diventa arma, grazie alla sua immaginazione. Scusate ma io sull’inalatore di Ed non transigo.
  • il papà di Mike. Non pervenuto. L’uomo che insegnerà al figlio la storia di Derry, e che è forse l’unico adulto ad avere un’intuizione vaghissima dell’esistenza di It, non c’è. Mike è orfano (?) e vive con dei rudi braccianti in una fattoria la cui economia si regge sullo sparare in testa alle pecore.
  • la fionda di Bev. Passi tagliare tutto il pippone sulla pallottola d’argento, avendo eliminato l’apparizione del licantropo etc, ma la fionda di Bev – malamente rimpiazzata dalla pistola ammazza-pecore dell’improvvisamente orfano Mike – secondo me ci stava anche senza dietrologie.
  • la capacità dei Perdenti di sconfiggere It attingendo alle cose che amano e che, alla fine, nel senso più profondo della storia, sono quelle che ti salvano dalla paura e dalla follia. Io questo nel film non ce l’ho proprio trovato, e mi è dispiaciuto.

Momenti WTF???

  • il padre di Henry Bowers che è anche lo sceriffo (tra l’altro, visto in un totale di tre scene, in una è zitto, in una sbraita, nell’ultima muore). Ma perché? Ma cos’è quest’avanzamento di carriera del vecchio sbronzone che vive di espedienti?
  • la donna-mostro, un po’ quadro di Modigliani, che terrorizza Stan. Ma da dove l’hanno tirata fuori? C’è qualche teoria accreditata che io non so? Illuminatemi.

Ecco, e poi la cosa più stronzissima di tutte che io proprio lì stavo per alzarmi nel buio del cinema e dare sfogo al mio sdegno con effetti speciali, tipo prendendo a borsettate la signorina dei pop corn.

BEVERLY CHE VIENE RAPITA DA IT. SALVATA. E RISVEGLIATA CON UN BACIO.

No, cioè, questa era proprio gratuita e inutile e anche se c’è un vago collegamento – presumo – con il rapimento di Audra nella parte relativa all’età adulta, comunque, no. Non puoi prendere Bev e farla diventare una qualsiasi damigella in difficoltà.

Capisco tagliare la scena di sesso di gruppo tra minorenni, che nel libro è resa in maniera ineccepibile, ma poteva essere troppo difficile sullo schermo. Però non si può dimenticare che è Bev che, con forza, tiene unito il gruppo e restituisce ai Perdenti un senso nel momento in cui tutto sembra perduto.

Per me quella scena lì, di lei appesa come un salame, inerte, impotente, che attende l’arrivo dei baldi giovani, proprio devono toglierla e mandare una lettera di scuse al mondo.

Per il resto, sono contenta di aver visto It al cinema – certo, peccatone per il doppiaggio, in lingua originale c’era ma non era compatibile con gli orari e gli impegni della cumpa Incorporella. Se mi chiedessero, vale la pena di andarlo a vedere, avendo letto il libro? Direi, sì. Puoi godertelo.

Ma il libro, come sappiamo, è un’altra storia.

Non per modo di dire, ma nel senso che parla proprio di altro, secondo me.

Parla del nostro amore – per le cose e le persone – che ci tiene vivi e vegeti e forti e combattenti anche quando siamo minuscoli, spaventati, laceri, nascosti.

Quel potere, quella magia, quella capacità di salvarsi e salvare gli altri, gridando con la voce del Poliziotto Irlandese, o nominando una a una le diverse specie di uccelli, o raccontando che sì, stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti, ecco, di tutto questo io nel film ho trovato solo tracce debolissime. E mi dispiace, perché è un’occasione perduta.

[Comunque io di It e del significato che ha per me ne avevo già parlato, in parte, qui. Mi ripeto? Oh yes. E del resto, c’ho una certa].

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6 pensieri su “Stanno stretti sotto i letti

  1. Annamaria Anelli ha detto:

    Cara Bea, stamattina piango che sembro una fontana perché non ne ho azzeccta una da quando ho rimesso piede a casa ieri sera alle 11, sia con marito sia con i bambini, sia con il lavoro. Questa tua frase mi fa piangere ancora di più, ma forse se ci vado giù decisa poi smetto: *Parla del nostro amore – per le cose e le persone – che ci tiene vivi e vegeti e forti e combattenti anche quando siamo minuscoli, spaventati, laceri, nascosti.*

    Io stamattina mi sento così, come se il mio voler bene non fosse il giusto modo di voler bene alle persone che amo, e non so se c’è qualcosa di peggio che farsi addosso questi pensieri. Grazie che hai raccolto queste mie parole in silenzio comprensivo, o almeno mi immagino così 🙂 Anna

    • incorporella ha detto:

      ❤️ allora io ti abbraccio e ti dico quello che direbbe Stephen King: be true, be brave, stand. All the rest is darkness.
      E aggiungo: non c’è un modo giusto o sbagliato, c’è il tuo, e sono sicura che chi hai accanto non lo cambierebbe per nulla al mondo, nonostante tutto il sagrin di stamattina!
      Abbracci grandi grandissimi!

  2. Angela ha detto:

    Vorrei lasciarti l’immagine di 6 maschi sedicenni( uno è il mi’ figliolo) di cui 4 per tutta la durata del film con il cappuccio tirato su, la testa in mezzo alle ginocchia, gli occhi chiusi e le cuffiette nelle orecchie.
    Che dici, per Natale il libro?

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