do/don’t

Non parlare di politica.

Non scrivere commenti. Non leggere le ondate di follia dei commentatori dei post altrui.

Non guardare, non sentire.

Non parlare.

Morditi le dita, le mani tutte, gli avambracci fino al gomito, le orecchie – sarà mai possibile mordersi le orecchie – e gli occhi – quando ti sembra di essere giunta al limite massimo di idiozie che puoi sopportare? L’esasperazione che vince la fisica.

Incappare in due frasi  – entrambe attribuite a Martin Luther King.

Una dice:

La Storia dovrà registrare che in questo periodo di transizione sociale non ci fu solo lo stridente clamore delle persone cattive, ma il silenzio spaventoso delle persone buone.

Ed è per questo che a fine giornata mi ritrovo seduta a tavola con l’Orso, e ci diciamo che chi ci fa paura (l’Orso, per essere precisi, dice schifo) in fondo è il nostro vicino di casa – no, non il signore squinternato che effettivamente abita al primo piano, ma l’Uomo – la Donna – Qualunque.

Che non si vergogna più delle sue meschinità e delle sue miserie, anzi, ne ha fatto stendardo. Che ha pronto il registro delle colpe altrui, per affogare nel silenzio le sue responsabilità.

Che vuole vedere al comando gente uguale, a lui, perdio!

Perché è sicuro che comunque farebbe meglio – lui, e per interposta persona qualcuno che gli somiglia.

Ma io non voglio qualcuno che mi somigli, a decidere le cose grandi. Voglio qualcuno che sia meglio di me. Che abbia studiato di più, e cose che io non so, e che abbia un cervello migliore, confini più ampi, una statura diversa.

E quando con sconforto mi dico, non c’è, mi rendo conto che questo deserto è il prodotto perfetto di anni passati ad abbassare l’asticella, a rassegnarci al meno peggio, all’appellarci all’ideale, tana libera tutti in nome di una bandiera tramortita e offesa dalla cecità e dall’inettitudine.

[E chi l’ignoranza l’ha coltivata, chi ha fischiettato distogliendo gli occhi da disparità e ingiustizie, chi non ha mosso un dito per la battaglie civili, che non c’era e se c’era dormiva: manco quelli si vergognano. Dev’essere un virus].

Non parlare di politica, non rispondere ai commenti, taci chiudi gli occhi, fai i conti con te stessa e con quello che puoi al chiuso della tua cabina elettorale, dopo esci, fatti una pera di Negroni e spera di svegliarti con un’amnesia devastante che abbia inghiottito tutto quello che è stato fino ad ora.

Ma a me fa paura questo clima, leggere certe frasi che secondo me dovrebbero causarti imbarazzo solo a pensarle, figurati a scriverle pubblicamente.

Mi fa paura la gente che non sa le regole della grammatica, né quelle del vivere civile, pur avendo avuto tutti gli strumenti e le occasioni per impararle.

Mi fa paura chi si pasce dell’odio pensando di gettarlo contro indiscriminati e lontani “altri” – manco fossimo sull’isola deserta di Lost – e vorrei chiedere scusa, al signore di mezza età pakistano con lo zainetto che va a mettere i volantini nelle buche sotto la pioggia, al mio fruttivendolo, alle badanti delle nostre nonne, all’indiano che mi tritura i marroni per vendermi una rosa, alle nigeriane che si ghiacciano il culo sulla statale in mezzo al bel viavai di maiali, alla mia sartina cinese, vorrei chiedere scusa, perché di tanti bei posti al mondo sono finiti in questo paese di stronzi dalla memoria corta.

Mi domando che senso abbia farci tante superpippe culturali su La ferrovia sotterranea, i libri necessari, i presidi culturali, quando poi metti piede fuori dalla tua bolla ed è un troiaio di razzismo e odio febbrile dove il più pulito, moralmente parlando, c’ha la rogna.

Mi domando cosa resterà di noi quando i grandi vecchi che ci raccontavano la storia saranno tutti morti, la nuova generazione di vecchi non mi pare tanto all’altezza.

Ma se non fossimo sull’orlo del baratro seggio, avrei tutta questa paura?

Mi dico sì, certo.

E vorrei che fosse chiaro – qui dentro non ci sono indicazioni di voto, c’è solo lo sgomento davanti a quello che è il paese reale, le persone reali, la brava gente, che mi terrorizza a morte.

Vorrei che avessimo studiato le cose elementari quando avevamo l’opportunità – l’obbligo – di farlo, perché studiando – un po’, il minimo indispensabile – ti rendi conto che non è così banale e facile avere un’opinione ragionata su cose grandi come l’economia politica, i vaccini, il welfare o la legislazione.

Vorrei che fossimo migliori, uno per uno, perché allora sì, avere una classe dirigente che ci assomigli varrebbe la pena, sarebbe una cosa buona, e invece, nazionalmente parlando, facciamo cagare, e le campagne elettorali lo dimostrano.

Sono una donna eterosessuale bianca italiana con un lavoro senza disabilità invalidanti, e sono spaventata a morte, non tanto dal risultato elettorale che sarà quel che sarà e in qualche modo ce lo faremo andare, quanto dal mare di merda che è venuto fuori a livello umano durante questi ultimi mesi.

Che sicuramente era già lì, eh, ma scusate, io me ne sono accorta adesso.

E la seconda frase di Martin Luther King di cui parlavo all’inizio non me la sono dimenticata, eh.

È questa:

Anche se sapessi che domani il mondo andrà in pezzi, vorrei comunque piantare il mio albero di mele.

 

 

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18 pensieri su “do/don’t

  1. cazzeggiodatiffany ha detto:

    Concordo su tutto, anche sulla profonda mestizia. Ho anche un po’ paura di dove ci porterà tutto questo; è come se fossi scollata da ciò che mi circonda e vivessi in un mondo tutto mio 😞

  2. giuliacalli ha detto:

    Tanta, tanta nausea. A me fa molta paura che anche persone intorno a me, benvolute, che reputo intelligenti dal vivo e non perché le leggo sui social, cadano sulle logiche dell’orticello, tipo “io voto per chi difende la mia categoria professionale”. C’è un’enorme fetta di gente dentro la tua frase ‟chi ha fischiettato distogliendo gli occhi da disparità e ingiustizie, chi non ha mosso un dito per la battaglie civili, che non c’era e se c’era dormiva”, un sacco di persone che si risveglieranno fra qualche giorno con una matita in mano e andranno a votare: mi vengono i brividi.

  3. trentazero ha detto:

    Persone migliori me, sempre le vorrei.

    Non riuscii a leggere che un terzo dei commenti dei miei contatti e quelle sono pure le persone che amo, figurarsi il resto.

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