So far so good


Siamo allo start della terza settimana. Come va? Chiede.

Io tengo bottissima. Qua intorno a me per ora tutti ok, e questa è la sola cosa che conta.


La cosa peggiore di questo momento di quarantena sono i miei capelli. Hai voluto la frangia? E mo abbaia, ché sembri uno Shih Tzu.

Ci sono quelle che si sentono prudere le mani perché vogliono mandare un messaggio a tutti i loro ex dalla quarta elementare in poi, io vorrei solo prendere un trinciapolli e farla finita.

In questo momento ci sentiamo tantissimo tutti, ci scriviamo, ci videochiamiamo, singoli o in gruppo, le videochiamate in gruppo sono bellissime, parli tutti insieme e nessuno capisce una minchia di quello che ha detto l’altro, poi ci sono quegli improvvisi momenti di silenzio in cui ti guardi, valuti se ricominciare a parlare, un due tre, nessuno dice niente allora vado io e taaac, si riparte in contemporanea.

Ho iniziato a fare le videochiamate anche con i miei genitori, mia mamma detiene il potere e gestisce lei la faccenda, mio papà di solito è in sgabuzzino che sciabatta mettendo a posto una preziosa collezione di lampadine bruciate del 96.

Tutte le mattine mando loro una mia foto, che ammazzerebbe la libido pure di un ergastolano erotomane rinchiuso a Guantanamo dal secolo scorso, e un aggiornamento sulla mia temperatura corporea (ho rubato un termometro a casa loro, per l’occasione).

Temperatura che si aggira intorno ai 35.5/36 gradi, con picchi in negativo di 35. Le opzioni sono
a. Sono già morta
b. Sono un serpeverde
c. Non so misurarmi la febbre manco col termometro elettronico.

Scegliete voi che cosa preferite.

Con i miei abbiamo una chat a tre ricca di rebus fatti con le emoticon e foto di reperti d’epoca ritrovati nei meandri di casa. Però non sempre usiamo quella*.

Una domanda posta nella chat comune può ricevere risposta in un whatsapp privato dal cellulare di mio papà ma che ha scritto mia mamma – ricordatevi che è lei che detiene il potere, il cellulare, i telecomandi, tutto.

Mia mamma l’altro giorno ha avuto un momento di cedimento e si è preoccupata per me.
Normale, no? In tempi di coronavirus. Eh, ma mia mamma non aveva paura che mi fossi contagiata o che fossi vittima di un incidente domestico, no. Quello lo fanno le madri prive di fantasia.

Mia madre era convinta che giacessi agonizzante a causa di uno shock anafilattico perché avevo mangiato le fragole.

Disclaimer: non sono allergica alle fragole. No, perché poi sembra che io sia stronza.

Ho una lieve intolleranza ai frutti rossi, che si esterna in puntini e pruriti in faccia e sulle braccia che passano in dodici ore con l’ausilio di un po’ di crema idratante.

Tutto è partito da una telefonata.
“Mi sono preoccupata perché ieri sera ti ho chiamato e non mi hai risposto”.

No mamma, guarda che se avessi trovato una chiamata senza risposta ti avrei chiamata io, o scritto. Ormai il cellulare è una propaggine naturale del mio polso, lo uso anche come spazzolino, fetta biscottata, evidenziatore e spugnetta per i piatti.

“Ti ho chiamata dal telefono di casa. Chiedi a papà se non mi credi”.

Mio papà vive nel suo mondo privato fatto di giornali delle annate trascorse, matitine e vasi in cui non cresce niente, ma è ben addestrato a vivere in una monarchia assoluta, quindi la sua testimonianza vale zero.

Mamma guarda che avrai fatto il numero sbagliato, io già mi immagino un povero cristo di Potenza che avrà visto una chiamata da un fisso di Torino e avrà pensato, ma guarda te ‘sti cornutazzi dei call center, manco durate la pandemia mi fanno stare tranquillo. Guarda, ti mando lo screenshot con le mie chiamate perse, vedi? Non c’è.

No non è possibile sono sicura.

È sicura, e che le dici? Niente, le dici. Vale tutto, in questo momento. E poi ricordiamoci che lei detiene il potere.

Aspetto fiduciosa la prossima occasione di panico perché potrebbe, non so, avermi punta una medusa sotto la doccia o teso un attacco un giaguaro mentre scendo a buttare l’umido.

Altro grande capitolo di questi tempi: i social. Benedetti e maledetti come certi amori strappamutande e spezzacuore.

La cosa che mi colpisce di più è che ce l’abbiamo tutti con qualcuno, siamo incazzati neri.

Con i runner, i pensionati, i padroni di cani, quelli che comprano la farina, quelli che non la comprano perché hanno preso l’emergenza sottogamba, quelli che cantano dai balconi, con le penne lisce, con quelli che postano gli articoli apocalittici, quelli che si informano, quelli che sono allegri, quelli che sono tristi.

Con i milanesi che sono andati a sciare al Sestriere, ma qua si apre una parentesi antropologica, perché per i torinesi avercela con i milanesi è un po’ una questione di appartenenza. Se non sbaglio girava voce che i milanesi avessero avuto una certa responsabilità anche nelle sette piaghe d’Egitto, nella guerra del golfo e nelle nozze rosse di Game of Thrones. Amici milanesi, perdonateci se potete.

Io personalmente ho colto l’occasione per inasprire il mio personale e sordo rancore contro i piccioni. E contro quelli de mio palazzo che continuano imperterriti a nutrirli.
Non so di chi si tratti (anche se ho dei sospetti), ma sono a tanto così da trasformarmi in Olindo e Rosa versione CSI Parella e andare con il luminol nelle case dei miei condomini a rilevare tracce di nutrimento piccionale sui loro davanzali.

La cosa che invece proprio non mi riesce è leggere i grafici. Anche quando sopra c’è un titolo che afferma “Grafico chiarissimo!!! A prova di idiota! Vi spieghiamo la danza del martello** in un modo talmente elementare che lo capisce anche una pianta grassa deprivata!”

Io lo fisso con l’occhio spento di Mimmo in Bianco, rosso e verdone.

così

Mi ci metto d’impegno, controllo la legenda, niente, zero. Capisco un cazzo.

Mi sento come negli anni 90 quando andavano di moda quei quadri astratti nei quali, a guardare bene, alla fine avresti magicamente visto un capriolo che correva alla fonte, un cane con la bombetta, una donna nuda.

Io non ho mai visto una sega ma a un certo punto, come tutti, fingevo e dicevo oh, sì guarda, bellissimo.

Stessa cosa mi è capitata in anni più recenti con le ecografie delle mie amiche incinte. Per quello che ne so poteva essere pure la colecisti della zia Giacinta, ma anche lì grandi prove attoriali, uh guarda! Il nasino! Che tenero!

Che vi devo dire, ragazzi, teniamo botta.

Attacchiamoci alle cose belle che abbiamo ancora, attacchiamoci alla bottiglia, attacchiamoci a quella cosa che beato chi ce l’ha ma non sta bene dirlo ad alta voce e men che meno scriverlo qui, ma ci siamo capiti.

Stay safe e take care.

Con tutto l’amore che posso, per questa vita stramba e storta che nonostante tutto va avanti come riesce.

* [vi prego di notare il plurale che è volto a mantenere la pace in tempi di guerra, anche se chiaramente IO scrivo sempre sulla stessa chat]

**[o qualcosa del genere. Ve l’ho detto che non ci capisco un cazzo]

2 thoughts on “So far so good

  1. Gabriella Balsano

    Bellooooo!!! Troppo divertente! Brava Bea!

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    1. incorporella

      Grazie tesoro!

      Rispondi

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