We’ll steal the light of the world

Auguri alle amiche, prima di tutto.

Alle ragazze, alle signore signorine donne femmine bimbe madame ciamporgne tipe tope scegliete voi un epiteto a piacere.

Ve li faccio gli auguri. Me li faccio. Io festeggio tutto, ti pare che mi perdo un’occasione per uscire dal silenzio e stappare un vino in solitudine, alla nostra.

Avrei voluto raccontare una storia di qualche tipo: mai come oggi – e non “oggi” in generale: oggi – oggi, in tempi di quarantene e motivata asocialità c’è stato bisogno di racconti. Non ce l’ho, in questo momento, una storia da raccontare. Una storia che faccia bene al cuore e distragga.

Allora, banalotta come sempre, ecco qua la sfilza di auguri.

Alle ragazze come me, mai amate mai adorate, che va bene, siamo persone, mica statue di gesso della madonna di Guadalupe.

Alle ragazze singole, come la preziosa stanza di Virginia Woolf: le ragazze che sono spazi raccolti tutti per sé, le ragazze che imparano a chiudere le porte per mettere a posto appunti e pensieri e nuovi progetti.

Alle ragazze che prestano libri, vestiti, attenzioni: con la consapevolezza che potrebbero non tornare indietro mai più. Alle ragazze generose, che sanno che la vera povertà è quella di spirito.

Alle ragazze che “I’m impossible to forget, but hard to remember”.

Alle ragazze, tutte le volte che non sono cadute nella trappola comoda dello stereotipo: piccola e fragile, dolcemente complicata, troppo buona, mater dolorosa, piena di grazia. Tutte abbiamo un costumino di carnevale nell’armadio che usato a tratti potrebbe semplificarci la vita, ma la domanda è: ne vale la pena? Non è meglio crescere un po’ e assumerci le nostre responsabilità nel bene e nel male?

Alle ragazze con il cuore spezzato, a quelle con il cuore pieno di gente, a quelle con il cuore anatomico normale, che batte per garantire la sopravvivenza e fa il suo sporco lavoro senza farsi domande.

A quelle che si innamorano tutte le volte.

A quelle perse per strada, violate, tradite, tristi. Vi voglio bene. Non durerà per sempre, date retta a na vecchia.

A quelle che sorridono quando dicono la verità anche quando alla domanda come stai rispondono demmerda.

A quelle che fanno disastri piantando un chiodo, a quelle volenterose che poi stuccano tutto e ridanno la tinta e a quelle che invece ci appendono sopra un quadretto hygge, bella quella marina a quindici centimetri dal pavimento, hai visto? L’ho copiato da Pinterest.

A quelle che cucinano e a quelle che mangiano, il miglior sodalizio amicale che si possa immaginare. E a quelle che lavano i piatti, eroine dimenticate di questo masterchef globale.

Alle ragazze che imparano troppo tardi o che non imparano mai.

A quelle che si vedono sempre, a quelle che non si vedono mai, settimana prossima organizziamo, condividere il senso di colpa del non fatto, radice feconda dei migliori rapporti.

A quelle che non si piange nel baseball.

A quelle che si arrendono. Che nessuno ci darà una medaglia per essere state le più brave le più forti le prime della classe. A volte puoi solo arrotolarti nel piumone e singhiozzare davanti a Grey’s Anatomy. O senza tante storie alzare le mani e dire, ok, fate un po’ il cazzo che vi pare, io me ne tiro fuori. O non dire niente. Stare in silenzio. Le ragazze che sanno stare in silenzio hanno la mia stima imperitura.

A quelle che quando si arrabbiano fanno un disastro e poi tocca a loro pulire. A quelle che sono la loro unica consolazione, la loro unica protezione, a quelle forti per forza, a quelle che si arrangiano.

Alle ragazze della mia formazione che citerò qua in maniera del tutto casuale dimenticandone sicuramente a pacchi: Prisca, Boccadimiele, Courtney, Scarlett, Simone, Pamela, Beatrix, Marilyn, Bianca, Medea, Debbie, Sylvia, Vivienne, Louisa, Virginia, Jane, Emily, Almudena, Lucìa, Kim, Drew, Christa, Lisey, Alecia, Fannie, la smetto se no diventa una specie di cippo della prima guerra mondiale, ma insomma, avete capito.

Se nessuno vi regala mimose, bevetevi un mimosa e sentitevi bene. Fate ‘sto sforzo. Oggi, sempre. Anche quando non siamo particolarmente fighe – soprattutto quando non lo siamo – è il caso di darci una pacca sulla spalla e via, verso nuovi orizzonti inesplorati.

Dopotutto, domani è un altro giorno.

[Che poi domani possa far pettare uguale, ragazze, lo sappiamo eh. Ma ahimè questo non ci esime dal provarci].

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