I’ve been built up and trusted, broke down and busted

Non conosciamo gli effetti a lungo termine del vaccino, dicono, come se volesse dire qualcosa.

Ma del resto.

Non conosciamo gli effetti a lungo termine di niente, del cataclisma inutile e meraviglioso che è vivere.

Dovessi dire, chi se ne frega del lungo termine, preoccuparsi di qualcosa che potrebbe non arrivare mai mi sembra la giustificazione che ci diamo per non fare le cose.

Io sto diventando bravissima a lasciar andare, persone situazioni rancori, a volte il rischio è lasciar andare qualcosa che un domani potrebbe ancora servirti, ma appunto quella parola lì – domani – io non la dico più, o almeno la dico senza ascoltarmi, la dico come si dice grazie/prego in automatico, la dico perché me l’hanno insegnata, è buona educazione, è riflesso incondizionato.

Al lungo termine, peraltro, non gliene è mai fregato un cazzo dei miei progetti su di lui, delle mie speranze, di quando lo guardavo e fantasticavo e sedevo a uno a uno i miei desideri sul davanzale dicendo, vedete il futuro? Un giorno tutto questo sarà vostro.

Il lungo termine è per i forti di cuore e per le persone serie, per quelli con i raggi gamma negli occhi al posto delle lenti a contatto, il lungo termine è per chi è buono a scendere a compromessi con sé stesso, dio la santa arte zen del compromesso interiore, quella che nessuna università della vita mi ha insegnato nonostante le giornalate sul culo prese come il più piscione dei cuccioli.

Non conosciamo gli effetti a lungo termine delle persone, l’impatto che avranno sulla nostra vita, zero? Dieci? Sei al sette? Poteva fare di meglio, è bravo ma non si applica, quest’anno lo promuoviamo così ce lo leviamo dalle palle una volta per tutte?

Mi verrebbe da dire che in fondo non sappiamo un cazzo, quindi forse l’unica cosa sensata è tenerci strette le verità fondamentali che regolano la nostra vita e il nostro ciclo del sonno e per il resto provare a fidarci, sperimentare, stare in ascolto, ricordarci che la paura è un pessimo compagno di viaggio, di quelli che è meglio mettere sul sedile dietro, mentre a fare da navigatore è meglio scegliere qualcun altro. Lo dico da fifona clamorosa che nove volte su dieci vede come esito finale di una scelta la morte propria o altrui, corredata di atroci sofferenze.

Poi comunque io non ho mai seguito le istruzioni in vita mia, persino quando attacco Google Maps a un certo punto decido che svoltare di là sia una bellissima idea, mi perdo attraverso i campi gelati, però anche se arrivo in ritardo, arrivo con qualche aneddoto da raccontare.

E forse l’unico augurio che mi resta per quel futuro che ha smesso di esistere, è di avere ancora qualcosa da raccontare e da raccontarci, per tenerci al caldo quando fa freddo, per prendere sonno quando il sonno non arriva, per onorare i morti e consolare i vivi, perché la malinconia si stemperi in allegrezza ogni volta che sarà possibile.

A tutto il resto, ci pensiamo poi quando sarà il momento.

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