I’ll shake this world off my shoulders

Io, fotografata da Giorgio Violino

Prima o poi ci riprenderemo la notte, te lo giuro. Le luci che si accendono come una festa a sorpresa mentre camminiamo sul marciapiede. Il marmo freddo di un gradino sotto il culo gelato, le gambe tese nella brezza fresca di una notte d’estate. Ti giuro che riavremo i prati verdi dei parchi dei diciott’anni, le zanzare, il sudore sotto le ginocchia. Ti giuro che riavremo la birra calda in...

Frustrated, Incorporated

Dice che ci vogliono ventun giorni a farsi un’abitudine. Ventun giorni per imparare a mangiare la verdura, per mettersi il contorno occhi ogni mattina, per ricordarsi di dire le preghiere prima di andare a dormire. Dice che se resisti per ventun giorni ce l’hai fatta. Dice che una volta al mese si rinnovano tutte le cellule epiteliali che abbiamo. Piccoli serpenti crescono. Ma allora, questa memoria dei gesti che ci...

do you remember a time i met a girl from Mars?

un anno fa, erano quasi quaranta. erano quasi gonna di tulle rosa tolta prima di andare in bagno, mutande alla mercè del pubblico. Un diadema sulle trecce. Promesse per i giorni a venire. Un anatema casuale. Tutti i fili che mi legano alla vita, sotto forma di mani e sorrisi. La sera prima, subito prima, di questa data definitiva, passeggiavo sul ponte sulla Dora con la mia amica del cuore,...

turning mistakes into gold

Non sono veramente le persone a spezzarti il cuore. È la vita con i suoi disegni imperscrutabili e le sue regole maldestre. Se te la cavi con solo una punta di amaro, e per il resto continui a credere nel buono, allora avrai vinto contro la parte peggiore di te stessa, quella che ti voleva grigia e incapace di sorrisi no matter what. Quando stai tanto da sola impari a...

You’re never gonna stop all the teenage leather and booze

Mi piace quando il cielo è rosa e blu a strisce e c’è una strana quiete di zucchero filato. Mi piace quando esco di casa e c’è il vento e mi sento impaziente di cose che stanno per succedere, anche se poi non succede mai niente. Mi piace il senso di possibilità. Mi piace il bassotto con il carrellino che trotterella sulla strada del parco, se anche noi potessimo essere...

So far so good

Siamo allo start della terza settimana. Come va? Chiede. Io tengo bottissima. Qua intorno a me per ora tutti ok, e questa è la sola cosa che conta. La cosa peggiore di questo momento di quarantena sono i miei capelli. Hai voluto la frangia? E mo abbaia, ché sembri uno Shih Tzu. Ci sono quelle che si sentono prudere le mani perché vogliono mandare un messaggio a tutti i loro...

Grow my own, my own seeds shall be sown

La vita non va quasi mai come te l’eri immaginata. Usi quello che sai per parare colpi, segui la strada di mattoni gialli, poi scopri che la magia è solo una voce dietro a un telone. Che quindi il cuore, il coraggio e il cervello, ma anche la strada verso casa, te li devi trovare da sola. Non sono brava con le piante, ma mi ci metto d’impegno. Testarda, rifiuto...

My body the hand grenade

Sabato mattina mi sono fatta una foto. Ero in bagno, mi stavo lavando e mi sono accorta di avere in alto, sulla spalla destra, un livido perfettamente tondo, che Iddio solo sa come mi sono fatta. Questa cosa dei lividi che non so come mi escano fuori è proprio rappresentativa di me, un po’ perché ho la pelle chiara e facile ai bolli, un po’ perché sono distratta, mentre mi...

All the people, so many people.

Mi piacciono le persone che fanno colazione al bar da sole. Che si prendono il tempo per leggere il giornale, e scenerano distratti la brioche mangiata a metà, come se fosse una sigaretta, battendola con il dito indice, sbriciolando sul pavimento. Mi piacciono le persone che leggono in metropolitana e sul treno, cerco sempre di capire che cosa stanno leggendo, a volte anche con contorsioni imbarazzanti, ricordiamoci che sono miope,...

Once upon a house.

Quando ero bambina, abitavamo in una casa vecchia, su Corso Regina, e la mia camera dava sulla ferrovia. Dal lato del corso, passavano le macchine, e soprattutto i tram. Li guardavo arrivare e sparire nel sottopassaggio, come pesci arancioni. La casa di Corso Regina aveva finestre luminose, soffitti altissimi e vecchi parquet, sui quali correvo scalza piantandomi le spine nel piede, che poi andavano tolte con la pinzetta o l’ago...